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04 aprile 2024

Iniziative in solidarietà con gli imputati e le imputate

Francoforte - 28 maggio 2024


Catalogna - 13 aprile 2024



03 aprile 2024

Materiali sul corteo del Brennero [IT - EN - FR - DE]

Il 5 marzo prossimo dovrebbe tenersi l'udienza davanti alla Cassazione per il secondo filone del processo del Brennero (quello con l'accusa di devastazione e saccheggio).

In appello i giudici hanno comminato più di 125 anni di carcere che, se uniti alle condanne inflitte per il primo filone, portano a un totale di più di 134 anni di galera. Un terzo più che a Genova.

Le ragioni che ci hanno portato a scendere in strada nel 2016 contro il muro che l'Austria voleva costruire per bloccare il passaggio dei migranti sono le stesse per cui oggi siamo solidali col popolo palestinese e ci sottraiamo alla propaganda militarista della guerra in Ucraina.

Abbiamo raccolto i materiali prodotti in quel periodo in un opuscolo, che abbiamo tradotto anche in altre lingue. L'opuscolo costa 2 euro che verranno versati nella Cassa di solidarietà Brennero.

Qui gli opuscoli in italiano, inglese, tedesco e francese.

Qui gli opuscoli impaginati per la stampa in italiano (sono pagine in A4, quindi da stampare su A3), inglese, tedesco e francese (sono pagine in A5, quindi da stampare su A4).

Qui un testo riassuntivo, utile per preparare delle iniziative al riguardo.

Per ricevere gli opuscoli in carta e inchiostro, scrivere a cassasolidarietabrennero@riseup.net


Mostra sulla repressione in Italia in catalano





 





02 aprile 2024

Trasmissioni radio sul processo

Radio Blackout - Macerie su macerie 19 febbraio 2024 - Le tracce della guerra, da Genova al Brennero

https://radioblackout.org/podcast/macerie-su-macerie-podcast-19-2-24-le-tracce-della-guerra-da-genova-al-brennero/

Radio Tandem 28 febbraio 2024

https://www.radiotandem.it/malaerba-del-28-febbraio-2024

Radio Onda Rossa 4 marzo 2024

https://www.ondarossa.info/redazionali/2024/03/brennero-2016-ponte-galeria-2024-lotta

Radio Blackout - 4 marzo 2024 maratona in solidarietà agli imputati e alle imputate del Brennero

https://nocprtorino.noblogs.org/post/2024/03/28/dalla-palestina-al-brennero-per-una-solidarieta-internazionalista/

https://nocprtorino.noblogs.org/post/2024/03/28/sulla-detenzione-delle-persone-in-viaggio/

Cassa di solidarietà per i condannati e le condannate del Brennero [IT - EN - FR - DE]

Aggiornamento sulla cassa trentina di solidarietà in seguito al rinvio in appello del processo per il corteo al Brennero contro le frontiere del 7 maggio 2016

Con l’approssimarsi della Cassazione del processo per i fatti del Brennero, come compagne e compagni del Trentino–Sud Tirolo abbiamo deciso di fare fronte comune e di darci mutuo appoggio nelle diverse espressioni della solidarietà ai compagni già detenuti e a quelli che rischiavano di essere arrestati se le sentenze di secondo grado fossero state confermate.

Con la nascita della Cassa Brennero, ci siamo detti che la spontanea solidarietà e il sostegno ai compagni e alle compagne detenute/i con cui abbiamo condiviso le lotte in questo territorio poteva pendere la forma di un collettivo così da condividere la mole di impegni fin qui sostenuti principalmente dalle/dai più “vicine/i” alle persone detenute.

Una sola Cassa, una sola assemblea con due strumenti: la Cassa Brennero e la Cassa detenuti cosiddetti “trentini”, ossia i compagni che sono in carcere o alle misure per le lotte che hanno portato avanti in questo territorio.

La Cassa si occuperà di affrontare collettivamente:

  • Le spese vive dei detenuti, anche ai domiciliari nel caso venisse chiesto un supporto, e delle trasferte per i colloqui e dei pacchi quando necessario;

  • Le spese legali;

  • Le spese legate alle iniziative di solidarietà quando altrimenti non si renderebbero possibili;

Per chi avesse già organizzato benefit per la Cassa Brennero ma non avesse ancora spedito, l’IBAN rimane invariato:

IBAN: IT4H3608105138216260316268

Intestato a Kamilla Bezerra

Specificare in ogni caso nella causale solidarietà BRENNERO.

Per quanto riguarda i benefit per i detenuti è stato aperto un nuovo conto:

IBAN: IT44I3608105138200661200674

Intestato a Miriam Martini

Specificare nella causale: solidarietà DETENUTI o il SOLO nome del compagno o della compagna a cui si vuole destinare il benefit.

Le causali composte da troppe parole non vengono visualizzate dal sistema e rischiamo di perdere il motivo per cui vengono inviati i benefit, questo il motivo per cui chiediamo che vengano composte da una o massimo due parole.

Per contatti: cassasolidarietabrennero@riseup.net

Solidali e complici con Juan, Stecco, Nasci, Rupert, Agnese, Poza, Sasha, Nico, Eleonora e Cisla, nostri compagni e compagne

08 marzo 2024

Pensieri dopo la Cassazione - The Black Wave Collective

 “𝐶ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑚𝑖𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎 𝑠𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑠𝑢𝑟𝑎.

𝑆𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑒𝑏𝑜𝑙𝑖 𝑒 𝑝𝑜𝑐ℎ𝑖, 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑖̀.
𝑀𝑎 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒.
𝑆𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑒𝑏𝑜𝑙𝑖 𝑒 𝑝𝑜𝑐ℎ𝑖, 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑠𝑖̀.
𝑀𝑎 𝑙𝑎 𝑚𝑖𝑠𝑢𝑟𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎
𝑂𝑔𝑔𝑖, 𝑞𝑢𝑖 𝑙𝑎 𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑒̀ 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑡𝑡𝑢𝑡𝑎”
(𝐿𝑢𝑑𝑑 𝐻𝐶)

𝑷𝑹𝑶𝑭𝑼𝑴𝑶 𝑫𝑰 𝑴𝑶𝑵𝑻𝑨𝑮𝑵𝑨

…lo sento il profumo provenire da quelle familiari montagne.
Sa di ombre nere, compagne di nebbia.
Sa di stormi di calcinacci che ricamano il cielo.
Sa di anime incandescenti, a loro sconosciuto il timore, solo ardenti d’ amore.
Chiudendo gli occhi lascia quel retrogusto dolce di parole taciute, ma urlate dal vento tra le libere valli, ora prive di confini.
E prendendo finalmente fiato, vi respiro.
A fondo.
Finalmente.
Ancora.

Fronde Noire

Sentenza Cassazione Brennero [IT - EN]

Ieri (7 marzo) la Cassazione ha emesso la sentenza per il secondo troncone (devastazione e saccheggio) del processo Brennero.
La Cassazione ha considerato prescritti i reati di lesioni personali
aggravate, violenza privata, interruzione di pubblico servizio e
danneggiamento. I capi di imputazione che rimangono quindi in piedi sono
furto aggravato e resistenza aggravata.
Il ricorso di cinque compagni è stato accolto, quindi le loro posizioni verranno rivalutate in appello in relazione al solo reato di resistenza.
A coloro che erano condannati ad un anno per il solo reato di resistenza sono stati rigettati i ricorsi quindi ora le condanne diventeranno definitive per 7 persone.
Verrà fissata una udienza di appello per ricalcolare le pene considerata la prescrizione della maggior parte dei capi d'imputazione. Le pene saranno quindi sensibilmente diminuite e secondo i calcoli che hanno fatto alcuni compagni non saranno per nessuno superiori ai 3 anni. Quindi nessuno rischia l'arresto immediato.
Tutti coloro che hanno richiesto le misure sostitutive della Cartabia vedranno riconsiderata la questione in appello.
Sempre contro tutte le frontiere, con Gaza nel cuore, per la libertà!


Yesterday (7 March), the Court of Cassation issued its verdict for the second part (devastation and looting) of the Brenner trial.
The Supreme Court considered the statute of limitations for the crimes of aggravated personal injury aggravated, private violence, interruption of a public service and damage. The charges that therefore remain standing are aggravated theft and aggravated resistance.
The appeal of five comrades was upheld, so their positions will be re-evaluated on appeal in relation to the crime of resistance only.
Those who were sentenced to one year for the sole offence of resistance with suspended sentence have had their appeals rejected, so the convictions will now become definitive for seven people.
An appeal hearing will be scheduled to recalculate the sentences in view of the statute of limitations for most of the charges. The sentences will therefore be significantly reduced and according to calculations made by some comrades, they will not be more than three years for anyone. Therefore, no one will risk immediate arrest.
All those who requested Cartabia's substitution measures will see the matter reconsidered on appeal.
Always against all borders, with Gaza in our hearts, for freedom!


06 marzo 2024

Decisione Cassazione rinviata al 7 marzo

 Ieri la Cassazione ha deciso di rinviare a domani, 7 marzo, la decisione, per fare ulteriori approfondimenti.

Il Procuratore Generale ha chiesto di rigettare il ricorso, tranne che per alcune singole posizioni.

Seguiranno aggiornamenti

28 febbraio 2024

27 febbraio 2024

26 febbraio - 5 marzo Mobilitazione in solidarietà agli imputati e alle imputate del processo Brennero [IT - EN - FR - DE - ES]

Il 5 marzo (data da confermare) la Corte di Cassazione si pronuncerà sulle condanne per il secondo troncone del processo per il corteo del Brennero del maggio 2016.

L'abbiamo già scritto tante volte, ma vale la pena ricordarlo: in quegli anni si assisteva allo spostamento dalla rotta mediterranea a quella balcanica e nel 2016, per fermare i migranti che dall'Italia provavano a raggiungere il nord Europa, l'Austria aveva deciso di costruire un muro al passo del Brennero, uno dei più utilizzati.

Il luogo non era certo dei migliori per organizzare un corteo il cui obiettivo era bloccare le vie di comunicazione ("se non passano le persone, non passano nemmeno le merci"), ma in tanti e in tante siamo andate fino al confine, a urlare con slogan e sassi che non avremmo lasciato che il muro venisse costruito impunemente. Nei mesi precedenti e in quelli successivi sono state tante le azioni, più o meno incisive, con cui abbiamo ribadito da che parte stiamo: al fianco di chi sceglie di fuggire da guerre, devastazioni ambientali e povertà.

L'Austria ha poi rinunciato a costruire il muro, ma l'attraversamento delle frontiere è diventato di anno in anno più difficile e letale.

Oggi, con la guerra in Ucraina e il massacro in atto in Palestina, il nesso tra guerra e frontiere è più evidente che mai e purtroppo il significato di quella giornata di lotta è sempre più attuale.

La guerra parte da qui: dai laboratori, dalle industrie, dalle università della Fortezza Europa.

Oggi come allora ci sono cose che ci risultano inaccettabili e abbiamo l'esigenza quasi fisica di palesarlo: come era scritto nel testo di indizione del corteo "Provare ad abbattere le frontiere è anche un impegno a non accettare l'inaccettabile. Un esercizio di etica del linguaggio, una pratica di libertà, un incontro possibile tra compagni di rotta".

I più di 130 anni di carcere con cui lo Stato vuole mettere a tacere questo slancio di solidarietà non sono un peso solo per coloro che potrebbero vedere le loro condanne confermate il marzo prossimo. Sono un'ipoteca sulla possibilità collettiva di lottare, non perché smetteremo di farlo, ma perché quando il prezzo da pagare si alza sono meno le persone disposte a rischiare e questo costituisce un pericolo per la libertà di tutti e tutte.

L'unico modo per non farci schiacciare è continuare a tenere la testa alta, a dire forte e chiaro quello che pensiamo e a comportarci di conseguenza.

Intrecciare legami di solidarietà con coloro con cui condividiamo le lotte e con coloro sui quali più pesano le conseguenze del capitalismo.

Sabotare i piani di chi è disposto a uccidere e sfruttare altri esseri umani e devastare il mondo in cui viviamo, spesso senza nemmeno sporcarsi le mani, solo per mantenere in vita un sistema mortifero.

Facciamo capire chiaramente che non ci faremo spaventare dalle loro condanne, che le ragioni di quella lotta sono ancora le nostre, che non riusciranno mai a metterci a tacere perché oggi lottare è un'esigenza imprescindibile.

Che vogliamo restare umani.

Sono tanti i modi per declinare la solidarietà a chi era al Brennero quel 7 maggio: la lotta contro le frontiere è lotta contro la guerra.

Dal 26 febbraio al 5 marzo facciamo capire che chi lotta non è mai solo/a!


2 marzo - Trento 3 marzo - Bolzano Cortei in solidarietà agli imputati e alle imputate del Brennero




Corteo in solidarietà alla popolazione palestinese - Milano 24 marzo - Volantino in solidarietà agli imputati e alle imputate del Brennero

Ecco il testo letto sabato 24 marzo al corteo a Milano:

Oggi siamo in piazza per dire forte e chiaro che quello che sta succedendo nella striscia di Gaza è un genocidio al quale vogliamo opporci.

Ma dirlo, anche in tanti, non basta. Quello che è necessario è provare a creare un rapporto di forza per cui al governo e alla classe industriale italiana non convenga continuare a sostenere questo massacro. È chiaro che detto così sembra quasi impossibile, la controparte è molto più forte e organizzata di noi. Ma questo presuppone immaginarsi uno scontro frontale. Però non è così che chi lotta per la libertà riesce a segnare punti in favore del campo degli sfruttati.

Voglio raccontare un piccolo episodio che, però, riguardando muri e frontiere, credo sia calzante.

Nel 2015 l'Austria dichiarò di voler costruire un muro al Brennero, per fermare la rotta migratoria verso il Nord Europa. Nel 2016 iniziarono i lavori. Come compagni del Trentino decidemmo di provare ad opporci a quest'opera. Ci furono iniziative informative, blocchi dei treni, dell'autostrada, sabotaggi e un corteo, il 7 maggio 2016. La parola d'ordine di quella giornata, e più in generale della mobilitazione, era: “Se non passano le persone, allora non passano nemmeno le merci”, perché il passo del Brennero è uno snodo logistico fondamentale. Il 7 maggio ci siamo scontrati con la polizia, ma siamo riusciti a bloccare ferrovia e autostrada.

Il muro non è stato poi costruito. Non sapremo mai quanto la campagna che abbiamo portato avanti abbia influito sulla decisione del governo austriaco, ma siamo ancora oggi convinti che l'angolo d'attacco che avevamo scelto fosse quello giusto: far sì che le scelte che vogliono imporci dall'alto, fregandosene delle vite di chi cerca di fuggire da guerre, devastazioni ambientali e povertà, abbiano per loro un prezzo. Perché questo è l'unico linguaggio che chi detiene il potere politico ed economico capisce. Ed è l'unico modo per influire sulle scelte di chi ci governa: non bastano le nostre sacrosante buonissime ragioni, serve mettere del peso sul piatto della bilancia.

Il tribunale di Bolzano, con tre diversi processi, ci ha condannati per quella giornata di lotta a quasi 140 anni di carcere e questo non perché ci siano stati chissà quali danni, ma perché vogliono spaventare chi si mette in gioco in prima persona, vogliono far sì che anche noi ci facciamo i conti prima di scendere in strada.

Il 5 marzo la Corte di Cassazione si esprimerà sul terzo troncone del processo, nel quale ci hanno affibbiato più di 125 anni di carcere. Abbiamo chiamato una settimana di solidarietà con gli imputati e le imputate del processo del Brennero, dal 26 febbraio al 5 marzo, con un corteo a Trento il 2 marzo e uno a Bolzano il giorno dopo. Questo non solo perché non vogliamo finire in galera, ma soprattutto perché pensiamo che sia assolutamente vitale far sentire allo Stato che chi lotta non è solo, che se anche ci reprimono ci sarà sempre qualcuno che andrà avanti a battersi, che le loro divise, i loro tribunali, le loro galere non saranno mai sufficienti a fermare il desiderio di libertà e di giustizia.

Questo processo non è il problema privato di un pugno di anarchici, ma riguarda chiunque voglia continuare a lottare e credere che il modo migliore per cambiare le cose sia mettersi in gioco in prima persona, ostacolando gli interessi dei potenti e colpendo questo sistema nei suoi innumerevoli nervi scoperti.

Basta guardarsi intorno per trovare gli intrecci tra il capitalismo nostrano e il colonialismo israeliano. Perché, da che mondo è mondo, l'unico modo di cambiare le cose è provare a ribaltare i rapporti di forza e questo non si fa solo nelle piazze. Perché, da che mondo è mondo, la miglior difesa è l'attacco e la solidarietà tra chi lotta.

Corteo non autorizzato ad Amburgo [IT - EN - DE]

Venerdì notte del 23 febbraio un corteo non autorizzato ha raggiunto il quartiere St.Pauli con fuochi d'artificio, scritte sui muri e blocco delle strade circostanti con materiale da costruzione.“Libertà per tutti i prigionieri!”, “Tutti insieme contro il fascismo!” e “La solidarietà è una questione di pratica – fuoco alle autorità di deportazione!" sono stati alcuni degli slogan che hanno risuonato per le strade. Due i volantini distribuiti in gran numero per le strade:

Volantino nr.1
"Stasera scendiamo in strada per le lotte militanti, antirazziste e antifasciste. I nostri compagni sono imprigionati per queste lotte, a
Budapest, in Italia o altrove – oppure sono in fuga o affrontano la
repressione in altri modi. Restiamo uniti nella lotta contro i confini, il razzismo e il fascismo sempre crescente. Restiamo uniti nel nostro amore per coloro che combattono e nella nostra ininterrotta solidarietà. La lotta contro lo Stato e i nazisti resta una questione di coraggio individuale, azione diretta e auto-organizzazione!"

Sul retro del volantino i vari link a: 
processo del Brennero https://abbatterelefrontiere.blogspot.com/
solidarietà con il caso Iuventa https://iuventa-crew.org/en/
con gli antifa a Budapest https://www.basc.news/
a Benni (compagno detenuto presso il carcere di Lipsia dal 5 gennaio e accusato di aver lanciato un ordigno incendiario contro l'USK Dachau a Lipsia durante le proteste contro la sentenza del cosiddetto processo Antifa East) www.freexantifas.org/free-benni

Volantino nr.2
Oggi siamo scesi in piazza per esprimere la nostra rabbia verso il sistema repressivo delle frontiere e delle carceri. Lottiamo insieme per la libertà di movimento di tutti e di tutte e mettiamo fine alla guerra alla migrazione. Contro i loro campi, le prigioni e la macchina della deportazione. Contro il carcere di deportazione di Glückstadt. Abbattiamo la fortezza Europa!
Solidarietà agli antifascisti, rinchiusi nelle carceri ungheresi, italiane o tedesche per attacchi ai neonazisti in una giornata di commemorazione fascista a Budapest. Con tutti/e coloro che sono dovuti/e entrare in clandestinità o in carcere a causa della repressione statale.
Solidarietà ai compagni e alle compagne accusati/e per il corteo in Italia a Brennero, per gli scontri al confine italo-austriaco.
Per l'anarchia!

30 gennaio 2024

Udienza in Cassazione il 5 marzo

Confermata la data dell'udienza in Cassazione per il processo del Brennero: si terrà il 5 marzo alle 10. Dato il numero di ricorrenti non abbiamo la certezza che la decisione verrà presa il giorno stesso. Per aggiornamenti consultare questo blog o scrivere a cassasolidarietabrennero@riseup.net

23 gennaio 2024

Capodanno di fronte al centro di deportazione di Glückstadt, interventi e striscioni in solidarietà agli imputati e alle imputate del Brennero [EN]


Freedom, Hourrya, Libertad! - 120 people against the Glückstadt
deportation-prison and in solidarity with the detained on new years eve

On the New Year's Eve, over a hundred people came together in Glückstadt
(north of Germany) infront of the deportation-prison which is working
for the regions of Schleswig-Holstein, Hamburg und
Mecklenburg-Vorpommern. They shouted slogans against the  jail and sent
solidarity to the prisoners.
The speeches could be heard in jail, some prisoners contacted via phone
and greeted the demonstrators back. There were many banners against the
prison, the borders and as a gesture of international solidarity a
banner was calling for solidarity with the accused of the Brenner-Pass
in Italy 2016.

Freedom for all prisoners!
Against the world of borders and states!

18 aprile 2019

Processo del Brennero, videoconferenza e altre cose

Oggi si è tenuta al Bolzano l’udienza filtro per la manifestazione del 2016 al Brennero. Partiamo da una fotografia. Di fronte al tribunale c’è un gigantesco monumento fascista al quale la Provincia di Bolzano – soprattutto su pressione degli autonomisti sudtirolesi – ha fatto giustapporre una frase di Hannah Arendt: “Nessuno ha il diritto di obbedire”. Sotto la scritta, c’erano blindati della Celere e dei carabinieri e un tank dell’esercito (nonostante a Bolzano non ci sia “strade sicure”, i militari stazionavano nella piazza da un mese appositamente per il processo). E poi parcheggi rimossi, furgoni e auto di polizia e carabinieri ovunque a chiudere la zona del tribunale.
Gli imputati in carcere non erano presenti al processo perché gli è stata imposta la videoconferenza, su disposizione del DAP e su richiesta del presidente del tribunale. In una decina di imputati a piede libero (o ai domiciliari) siamo entrati in aula. Indossando in diversi delle magliette con scritto “No videoconferenza” abbiamo interrotto l’udienza in solidarietà con i compagni arrestati urlando “terrorista è lo Stato”. Al giudice che diceva: “La videoconferenza è prevista dalla normativa”, un compagno ha riposto: “Anche i campi di concentramento nazisti erano previsti dalla normativa. Voi continuate a obbedire, alla faccia della frase di Hannah Arendt qui di fronte. I terroristi siete voi”.
Qualche imputato in carcere ha rifiutato la videoconferenza. Altri l’hanno usata per esporre dei cartelli e denunciare questa misura di ulteriore isolamento. Agnese ne ha approfittato per dire che la sezione dell’Aquila in cui sono rinchiuse è una tomba e per far sapere che stanno subendo il blocco totale della posta.
L’impronta del 41 bis – all’Aquila e a Tolmezzo – si estende al resto del carcere. Un carcere di guerra.
Dobbiamo fare una battaglia anche contro tutto ciò.
Apprendiamo dai giornali che il pomeriggio stesso dell’udienza un treno è stato bloccato a Trento da un gruppo di “incappucciati”: striscione in solidarietà con gli arrestati e gli imputati del Brennero e e catene sui binari. Causati 90 minuti di ritardi ferroviari.
Di seguito il volantino distribuito da imputati e altri compagni fuori dal tribunale.

Quando il “mostro” non si deve neanche vedere…

Come se non bastassero il carcere speciale, i continui trasferimenti e il blocco della posta, ora ai nostri compagni arrestati il 19 febbraio si vuole persino impedire di essere presenti ai processi nei quali sono imputati, come quello di oggi per la manifestazione del 2016 contro le frontiere al Brennero. In che modo? Con la videoconferenza (l’imputato “partecipa” al processo da una saletta del carcere in cui è detenuto). Inizialmente prevista per i detenuti accusati di “associazione mafiosa” e sottoposti al 41 bis (una sorta di tortura legalizzata), dal 2002 questa misura processuale può essere applicata anche a chi è accusato di “terrorismo”. Non bastava. Dal 2014 può essere estesa a tutti i detenuti ritenuti “pericolosi”. Non basta. A richiederla può essere anche un giudice per “ragioni di sicurezza e di ordine pubblico”, indipendentemente dai reati contestati durante il processo. Lo scopo dichiarato è risparmiare sui costi per le traduzioni dei detenuti (se così fosse basterebbe spostare i detenuti nelle carceri più vicine ai tribunali dove si svolgono i processi), quello reale è isolarli dalla solidarietà, ostacolare la loro difesa, toglier loro la parola: provare ad annientarli.
Con la videoconferenza un imputato non può più vedere e salutare i propri compagni in aula (un’occasione che un carcerato aspetta sempre con emozione), non può parlare in privato con il proprio avvocato durante il processo, non può fare dichiarazioni spontanee perché solo il giudice può stabilire e interrompere il collegamento audio e video. Non vede tutta l’aula e la sua immagine arriva in differita. Si tratta di una deprivazione tecnologicamente equipaggiata.
Fuori dall’ambito del 41 bis, la videoconferenza è stata applicata nel 2014 ai compagni in carcere per un attacco al cantiere del TAV in Valsusa (nella sentenza contro di loro è poi caduta l’accusa di “terrorismo”) e in seguito ad altri anarchici. Facciamo notare che il Riesame di Trento, il 14 marzo scorso, ha fatto cadere le “finalità di terrorismo” contro i sette compagni arrestati il 19 febbraio. Eppure, come successo in altri casi e come sta succedendo anche ad altri compagni, rimangono ancora in carcere speciale (Alta Sorveglianza 2, regime istituito formalmente per gli accusati di “terrorismo”), ed ora li si vuole privare persino della possibilità di presenziare ai processi.
Come ha dichiarato un’avvocatessa: «Ma che tipo di processo pubblico si può fare se manca addirittura l’accusato? Neanche l’Inquisizione si sognò mai di fare una cosa del genere».
Qui non si tratta solo dei nostri compagni. Questa è una prassi di guerra, volta all’annientamento di ogni dissenso reale.
Gli imputati devono poter presenziare ai processi!
Non possiamo accettare in silenzio questo ennesimo attacco alle lotte e alla solidarietà!
Sasha, Agnese, Rupert, Stecco, Giulio, Poza e Nico liberi!
Terrorista è lo Stato!

28 febbraio 2019

CHE SI SAPPIA - Comunicato dal trentino


Durante la maxi-operazione anti anarchica del 19 febbraio e nei giorni successivi sono accadute alcune cose che, fuori da ogni piagnisteo o vittimismo, è importante rendere pubbliche.
Nel corso delle perquisizioni di martedì scorso, uno dei compagni arrestati è stato fatto inginocchiare da un carabiniere o poliziotto che gli ha puntato la pistola alla tempia. 
Durante un'altra perquisizione, degli agenti hanno cercato di entrare in cantina prima di svegliare i compagni in casa, lamentandosi poi di nascosto di non essere riusciti a nascondere ciò che volevano nascondere. 
A perquisizione già finita, con una compagna arrestata e i compagni ancora in commissariato, agenti in borghese vengono trovati ancora in casa dei perquisiti da altri compagni rilasciati un po' prima. Anche la porta dello spazio anarchico El tavan, chiusa dai compagni a fine perquisizione, viene trovata aperta un'ora dopo. In concomitanza con l'assemblea pubblica in solidarietà agli arrestati la casa di bosco di civezzano -dove viveva, oltre ai compagni arrestati, un altro compagno - è stata posta sotto sequestro giudiziario. Di conseguenza Digos e ros possono entrare e uscire senza alcun controllo.
Sempre venerdì 22 febbraio, un'altra casa è stata perquisita senza che nessun compagno fosse presente.
Alcuni proprietari delle case dove vivono alcuni indagati sono stati minacciati da Digos e ros al fine di sfrattare i compagni. 
A buon intenditor poche parole. 


25 febbraio 2019

Anarchiche e anarchici di Trento e Rovereto. 

12 dicembre 2018

DUE INCONTRI CONTRO LE FRONTIERE E IL LORO MONDO ALLO SPAZIO ANARCHICO EL TAVAN - TRENTO

Martedì 11 dicembre
CONTRO IL DECRETO SICUREZZA 

Il decreto Salvini è un atto di guerra verso tutti gli sfruttati. Lo Stato ed i padroni Italiani, mentre soffiano sul fuoco della guerra fra poveri, rendono tutti più ricattabili, trasformano con un tratto di penna migliaia di persone in "clandestini", rafforzano il circuito di detenzione amministrativa per gli stranieri, affinano gli strumenti di repressione delle lotte (quattro anni di carcere per un'occupazione, dodici per un blocco stradale) e, con la propagandata "difesa delle frontiere", espandono i loro interessi coloniali sulla sponda africana e nel Mediterraneo. Un incontro per ragionare assieme sul decreto sicurezza appena approvato e sui modi per contrastarlo.

Mercoledì 19 dicembre 
Presentazione di "TRAME: SFILARE IL TESSUTO DEL MILITARISMO"


Un opuscolo di analisi del territorio vicentino come un "fronte di guerra", da cui la guerra viene diretta, coordinata, monitorata, insegnata, grazie a siti militari, istituti di formazione del personale di polizia, esercitazioni, addestramenti internazionali, industria bellica. Quelli che viviamo sono innanzitutto tempi di guerra, e la guerra ai diseredati di tutto il mondo viene preparata (anche) vicino a noi. La migliore solidarietà a chi approda sulle "nostre" coste scappando dalle guerre dell'occidente è attaccare il militarismo di casa nostra.

Gli incontri inizieranno alle 20.30
allo spazio anarchico El Tavan (via dei Muredei 34/3 Trento).


06 novembre 2018

SI FERMI IL TEMPO DELLA SOTTOMISSIONE

Riceviamo e diffondiamo volantino, a cura de "Il grimaldello", distribuito alla manifestazione antirazzista del 21 ottobre a Genova:

SI FERMI IL TEMPO DELLA SOTTOMISSIONE

Genova, aprile 2017. Philippe, ragazzo minorenne quasi cieco, scappato dalla guerra civile in Costa D’Avorio, dove ha perso tutta la famiglia, viene massacrato di botte da 4 poliziotti, colpito da spray urticante e arrestato. Era appena sfuggito all’aggressione di due ubriachi italiani, ma si sa: se qualcuno chiama la polizia e c’è di mezzo un immigrato, sarà lui a farne le spese.
Uno di quei poliziotti ammazzerà in casa sua Jefferson, ventenne ecuadoriano padre di una bambina. La madre di Jefferson aveva chiamato aiuto perché il ragazzo era evidentemente troppo agitato per problemi personali. “Aiuto” che, per lo Stato, soprattutto quando si tratta di immigrati, si traduce in violenza.
L’assassinio è stato premiato con nuova scintillante ed efferata dotazione: il taser. Lo specchietto per le allodole del Nazionalismo viene sfoderato appena le condizioni lo permettono.
E questa è solo una conseguenza del più generale odio razziale che si innesta, ad arte, su quello di classe.
Qualcuno ha paura di perdere la proprietà (casa, oggetti da rubare...) o qualsiasi cosa percepisca come tale, chi non ha niente ha il terrore di perdere anche i due spiccioli di carità o il posto in dormitorio.
Non servono molte parole per sottolineare quanto sia necessario e urgente agire contro l’ondata reazionaria. Ai campi di concentramento, alla segregazione istituzionale e allo sfruttamento spinto fino alla semi-schiavitù, si accompagna uno stillicidio di aggressioni contro gli immigrati. Siamo ormai al tiro al bersaglio fomentato, legittimato, normalizzato. Difficilmente si potrebbe immaginare una più ignobile (quanto funzionale a padroni e governanti) parodia dello scontro di classe. È come se la rassegnazione e la sottomissione, con cui un’ampia parte della società ha accettato tre decenni di attacchi capitalistici, si raggrumasse nel rancore verso l’immigrato, delegando al ducetto di turno la maniera forte. 
Se nazionalismo e razzismo, vecchi ami avvelenati a cui sempre più sfruttati abboccano, non trovano in fretta decisi sbarramenti, infetteranno a lungo le anime morte prodotte da questa meravigliosa democrazia. Educati a pane e tolleranza verso l’intollerabile (tanto tutto è opinione, no?), eccoci qua.
I processi intentati contro donne e uomini che non vogliono accettare barriere, filo spinato, detenzione amministrativa, immigrati che muoiono in massa alle frontiere di terra o di mare, nei campi di concentramento, passano spesso sotto silenzio. La settimana scorsa c’è stata la prima udienza contro decine di manifestanti che si erano riuniti al Brennero il 7 maggio 2016 per l’iniziativa “Abbattere le frontiere”. A questo seguirà un altro troncone con altrettanti imputati accusati addirittura di devastazione e saccheggio.
Intanto gli arrestati durante quello stesso corteo, che hanno già avuto il processo d’appello, si sono visti confermare la condanna a 1 anno e 2 mesi.
E noi? L’epoca che richiede alle minoranze ribelli quelle drastiche opzioni di cui parlava uno storico partigiano (Claudio Pavone) non è dietro, ma davanti a noi.
L’azione e la rabbia contro ciò e chi fomenta tutto questo potrebbe convergere nel tempo e diffondersi nello spazio.

Spazio di documentazione Il Grimaldello